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da: ilfattoquotidiano.it Avete un blog sul quale seguite l’attività politica della vostra città? Vi interessate di politiche ambientali e aggiornate il vostro sito con le novità che riguardano risparmio energetico e gestione dei rifiuti? Siete iscritti ad una mailing list di ricercatori precari nella quale vi confrontate sui tagli all’università? E ancora, siete tra quelli che, telecamera in spalla, vanno dai politici a chiedere conto delle loro scelte?
Se siete tra questi, o se comunque avete un vostro sito Internet, preparatevi: molto presto dovrete fare molta attenzione. Nella legge bavaglio che verrà approvata a breve in via definitiva, è contenuto un articolo che vi riguarda. E’ il comma 29 che recita: “ Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.
Vuol dire che ogni sito web (blog, forum, pagina Facebook, canale YouTube, wiki, ecc), dovrà sottostare all’obbligo di rettifica previsto per le testate giornalistiche. Se a qualcuno non va bene qualcosa che avete scritto, se ritiene falsa o tendenziosa una vostra frase o pensa che una vostra opinione ecceda il diritto di critica, potrà contattarvi ingiungendovi di pubblicare la sua versione dei fatti. Nel momento in cui nella vostra casella di posta arriverà una simile comunicazione, partirà un conto alla rovescia: avrete 48 ore per pubblicare la rettifica. Scaduto questo termine, non avendo rispettato la legge, rischiate una multa fino a 12mila euro.
Per la maggioranza di governo e persino per alcuni esponenti della blogosfera, il comma 29, è sacrosanto: “Sul web non si può scrivere ciò che si vuole” dicono. Per molta parte degli utenti della rete, per il Partito Democratico e Italia dei Valori, invece, il comma non tiene conto nella natura amatoriale di molti siti web e risulta perciò censorio. Da più parti viene anche sottolineato che il comma presta il fianco ad abusi: un sito web spesso non ha risorse, competenze e personale per analizzare nel merito ogni richiesta di rettifica. Juan Carlos De Martin, professore associato presso la Facoltà di Ingegneria dell’Informazione del Politecnico di Torino, contattato dal Fatto, parla a riguardo di “Chilling effect”, una definizione utilizzata negli Usa per definire leggi che sopprimono opinioni o condotte attraverso la minaccia di ritorsioni; è di certo vittima del Chilling effect un cittadino che si autocensura per timore di una penalizzazione (nel nostro caso di una multa salata). |
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Scritto da repubblica.it
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Il giornalismo secondo Minzolini Nel Tg "sparisce" la condanna per mafia Sentenza Dell'Utri: frasi come "Spazzata via la costruzione accusatoria" o "doccia fredda per il PG di Palermo". Nulla sul fatto che Dell'Utri resta condannato a 7 anni per "concorso esterno in associazione mafiosa" di CARLO CIAVONI |
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Calabria, il governatore Scopelliti alla festa di ‘ndrangheta |
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Scritto da Enrico Fierro-ilfattoquitidiano.it
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Enrico Fierro-ilfattoquitidiano.it
La giornata è di quelle che non si possono certo dimenticare. È il 15 ottobre, ma siamo a Reggio Calabria e qui il sole non è avaro. È un giorno di festa, nella splendida cornice di Villa Fenice, sul lungomare di Gallico, si celebrano le nozze d’oro dei coniugi Barbieri. I figli Vincenzo e Domenico hanno voluto fare le cose in grande. Ora sono imprenditori affermati, fanno i danari con gli appalti pubblici, costruiscono appartamenti e interi villaggi turistici, possono entrare a pieno titolo nei salotti buoni e invitare la Reggio che conta. E a Reggio due sono le cose contano: la ‘ndrangheta e la politica.
La confessione Fermo immagine. Domenico Barbieri, detto Mimmo, dal 23 giugno è in carcere, è una delle 44 persone coinvolte nell’operazione “Meta” della Procura antimafia di Reggio Calabria. Mafiosi, figli di boss della ‘ndrangheta, imprenditori e colletti bianchi che hanno favorito la latitanza ventennale e gli affari di Pasquale Condello a Reggio. Qui, dopo l’ultima grande guerra di mafia (anni Novanta, 600 morti) le famiglie si sono ricomposte, i morti vanno dimenticati, chi sta in galera all’ergastolo si deve rassegnare. “Amico mio, dovete guardare al futuro ma senza dimenticare il passato”, scrive ad un picciotto Pasquale Condello, ‘o supremo, il superboss catturato nel 2008. Perché ora contano tre cose: la politica, gli affari e i nuovi assetti mafiosi. Domenico Barbieri ha salito tutti i gradini, è “l’imprenditore di riferimento della ‘ndrangheta”, scrivono i carabinieri del Ros nel voluminoso rapporto che ha dato origine all’operazione “Meta” della dda reggina. Così racconta la sua ascesa: “Sono andato dritto perché ho capito il sistema come funziona. Ho accettato… di far parte degli amici… mi presentavo in un posto e mi presentavo come compare Mimmo! Ecco! Così”.
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Calabria, il governatore Scopelliti alla festa di ‘ndrangheta |
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Scritto da Enrico Fierro-ilfattoquitidiano.it
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Enrico Fierro-ilfattoquitidiano.it
La giornata è di quelle che non si possono certo dimenticare. È il 15 ottobre, ma siamo a Reggio Calabria e qui il sole non è avaro. È un giorno di festa, nella splendida cornice di Villa Fenice, sul lungomare di Gallico, si celebrano le nozze d’oro dei coniugi Barbieri. I figli Vincenzo e Domenico hanno voluto fare le cose in grande. Ora sono imprenditori affermati, fanno i danari con gli appalti pubblici, costruiscono appartamenti e interi villaggi turistici, possono entrare a pieno titolo nei salotti buoni e invitare la Reggio che conta. E a Reggio due sono le cose contano: la ‘ndrangheta e la politica.
La confessione Fermo immagine. Domenico Barbieri, detto Mimmo, dal 23 giugno è in carcere, è una delle 44 persone coinvolte nell’operazione “Meta” della Procura antimafia di Reggio Calabria. Mafiosi, figli di boss della ‘ndrangheta, imprenditori e colletti bianchi che hanno favorito la latitanza ventennale e gli affari di Pasquale Condello a Reggio. Qui, dopo l’ultima grande guerra di mafia (anni Novanta, 600 morti) le famiglie si sono ricomposte, i morti vanno dimenticati, chi sta in galera all’ergastolo si deve rassegnare. “Amico mio, dovete guardare al futuro ma senza dimenticare il passato”, scrive ad un picciotto Pasquale Condello, ‘o supremo, il superboss catturato nel 2008. Perché ora contano tre cose: la politica, gli affari e i nuovi assetti mafiosi. Domenico Barbieri ha salito tutti i gradini, è “l’imprenditore di riferimento della ‘ndrangheta”, scrivono i carabinieri del Ros nel voluminoso rapporto che ha dato origine all’operazione “Meta” della dda reggina. Così racconta la sua ascesa: “Sono andato dritto perché ho capito il sistema come funziona. Ho accettato… di far parte degli amici… mi presentavo in un posto e mi presentavo come compare Mimmo! Ecco! Così”.
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Via le mini-Province, sì a pedaggio sull'autostrada: ecco cosa cambia |
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Scritto da Administrator
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Bisognerà attendere quattro mesi per la completa soppressione delle mini-province con meno di 220 mila abitanti e la delineazione delle aree delle nuove circoscrizioni. È quanto emerge dal testo definitivo del decreto legge della manovra che, all'articolo 5 stabilisce che «sono soppresse le province la cui popolazione residente risulti, sulla base delle rilevazioni dell'Istat al 1 gennaio 2009, inferiore a 220 mila abitanti». Le norme danno facoltà ai comuni, entro 60 giorni, di scegliere la nuova provincia tra quelle non soppresse della propria Regione e prevede 120 giorni prima che un decreto del presidente del Consiglio arrivi «alla nuova determinazione delle circoscrizioni provinciali». Ancora 2 mesi e saranno trasferiti i beni e le risorse delle province soppresse. Statali, pensioni, invalidità, ticket, nuovi pedaggi per gli automobilisti: ecco cosa cambia per le tasche degli italiani. Ticket e sanità Dal primo luglio ticket sulle prestazioni sanitarie di assistenza. 7,5 euro per la ricetta, per i cittadini esenti il ticket sarà di tre euro e scenderà a 2 il prossimo anno. In pensione più tardi Le finestre per le pensioni di vecchiaia passano da 4 a 2. Dal 2011 i dipendenti che maturano il requiesto nel corso del primo semestre andranno in pensione il primo gennaio successivo. Tfr ritardato Il Trattamento di fine rapporto per i dipendenti pubblici sarebbe spalmato in tre anni, anziché erogato entro tre (o sei) mesi dal pensionamento.
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BUONI ESEMPI CONTRO LA CATTIVA POLITICA... |
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Scritto da ilmessaggero.it
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BOCCHIGLIERO:INTERO PAESE NON VOTA PER PROTESTA. COSENZA (28 marzo) - Avevano detto che non sarebbero andati a votare per protesta contro lo Stato che a loro dire li ha abbandonati e stando al primo rilevamento dell'affluenza alle urne, sembra proprio che siano intenzionati a mantenere la promessa.
A Bocchigliero, centro dell'entroterra cosentino, solo in otto, sui 2.594 aventi diritto, stamani si sono recati ai seggi per l'elezione del presidente della Regione Calabria. Una percentuale dello 0,31%. All'inizio del mese una parte degli abitanti del paese, che secondo le stime comunali sarebbero poco più di 1.500 vista la forte emigrazione della zona («perché qua non c'è più niente» aveva detto il sindaco Luigi De Vincenti), avevano occupato la sala consiliare restituendo le schede elettorali. Una protesta indirizzata non contro il Comune, ma contro chi, rappresentanti istituzionali e politici in primo luogo, ha fatto in passato promesse di aiuto che, hanno detto gli abitanti, sono rimaste puntualmente inevase. Uno sciopero del voto condiviso anche dal sindaco.
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QUANDO ANDRAI A VOTARE RICORDATI CHE... |
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Scritto da Administrator
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La mafia alle urne: liste "inquinate" al SudLo scambio tra preferenze e affari ha mutato aspetto. Ora le cosche puntano a crearsi amministratori ad hoc A Napoli i magistrati della Procura antimafia hanno già acquisito le liste con tutti i candidati al consiglio regionale della Campania. E hanno cominciato a studiarle. Anche la commissione parlamentare Antimafia, dopo che il presidente Beppe Pisanu ha imposto ai partiti di sottoscrivere un codice etico, si è mossa: e in attesa che le prefetture comunichino ufficialmente le candidature non in regola con quel codice, ha raccolto un centinaio tra informative e segnalazioni di candidati considerati "a rischio". Le elezioni 2010 in quattro regioni del Sud possono essere condizionate (inquinate o controllate) dalla criminalità organizzata. Che oggi non si limita a fornire pacchetti di voti ai partiti ma scende in campo con candidati propri, politici-affaristi che poi saranno a tempo pieno al servizio delle cosche. È il modello Di Girolamo che può ripetersi all´infinito. L´obiettivo è mettere le mani su parte dei 169 miliardi all´anno gestiti dalle Regioni. Soprattutto appalti di ospedali e Asl, convenzioni esterne e consulenze della sanità, fondi per la formazione. Ma dove vogliono arrivare i clan della camorra e della ´ndrangheta? Di quanti voti dispongono? Quanti e quali candidati stanno mettendo in pista? Un seggio in vendita
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IL GOVERNO E IL REVISIONISMO |
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Scritto da partitodemocratico.it
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FASCI TORNATE NELLE FOGNE “Da alcuni giorni in televisione gli italiani possono vedere lo spot promozionale della Presidenza del Consiglio del Premio 'Giacomo Matteotti', un’ottima e lodevole iniziativa, con cui vengono premiate le opere che illustrano gli ideali (fratellanza tra i popoli, libertà e giustizia sociale) che hanno ispirato la vita di Giacomo Matteotti. Peccato che tra le evocative immagini dello spot ci sia il crollo del Muro ma non ce ne è una che riguardi il fascismo e la tragica morte del deputato socialista”. Lo dichiara il senatore del Pd Roberto Della Seta. “Giacomo Matteotti – spiega Della Seta - non morì per caso, ma fu vittima della violenza delle squadracce fasciste. È un’offesa alla memoria e alla dignità del nostro Paese lo spot di questo governo di centrodestra che ricorda il nome di Giacomo Matteotti nascondendo, magari sulla base di un inconsapevole 'istinto elettorale', le circostanze della sua tragica morte per mano della violenza fascista”.
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SCOOP DE IL FATTO QUOTIDIANO! |
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Scritto da Antonio Massari
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Così Berlusconi ordinò: "Chiudete Annozero" Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell'Agcom – dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d'aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani - per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un'inchiesta partita da lontano. L'indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d'usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l'Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l'ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d'interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009. Fino a quando una traccia lo porta su un'altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all'interno dell'Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull'argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s'intrecciano. I sospetti crescono. L'inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull'Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull'Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” - come pubblicamente li chiama lui - siano chiusi. E l'Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi - che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione - parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.
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Scritto da IL MANIFESTO
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SOMARI PER LEGGE di Mariuccia Ciotta «Io ti vedo» è il leit-motiv di Avatar, vedere come conoscere, l'altro. La conoscenza è allenamento a modificare lo stato di cose esistenti, attrezzo creativo, sconfinamento mentale e materiale, e non a caso la riforma della scuola in via d'approvazione cancella la geografia nei licei, mentre si edificano confini anti-alieni. L'idea di società del governo è invece quella di scollegare l'istruzione dal progresso, smantellare i principi base di ogni civiltà e rendere più fragili i piccoli umani, destinati a non sapere. Così ecco pronto l'emendamento per rubare un anno di scuola ai ragazzi, quindicenni fannulloni da mandare a lavorare, apprendisti stregoni a servizio dei «migliori» (fuori i figli degli immigrati). La misura che viola la legge sull'obbligo scolastico fino a 16 anni e sull'età minima per entrare nel mondo dei (dis)occupati è il segno della regressione del paese, che colleziona decreti su misura per il capo azienda. Non solo Berlusconi impone di stravolgere le regole a suo benificio, la legge non è uguale per tutti, ma istiga i suoi ministri a nuove invenzioni per privare i cittadini dei diritti che sembravano intoccabili. L'attacco agli studenti, che si coniuga con la riduzione delle ore di lezione e degli insegnanti, nasconde non solo la concezione della cultura come valore superfluo, ma la paura di coloro che sanno. E dal momento che non è solo in aula che si apprende, l'ultima trovata è il famoso decreto Romani: ...
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ACQUA PUBBLICA NO PRIVATA |
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Scritto da Michele Serra (da la Repubblica)
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La privatizzazione dell’ acqua è uno di quegli argomenti che mettono ansia a prescindere. Leggo dotte e rassicuranti spiegazioni su quanto economicamente virtuoso e tecnicamente vantaggioso sia affidare ai privati la gestione degli acquedotti. Ma anche se fosse dimostrato che la privatizzazione dei servizi pubblici migliori i medesimi (e non lo è affatto), sarei ugualmente contrario. Faziosamente contrario. Irriducibilmente contrario. Al punto che preferirei pagare al sindaco una bolletta un po’ più cara piuttosto che pagare all’azienda Tizio, alla Spa Caio, l’acqua che scorre nei miei tubi. Anche perché (è bene ricordarlo a teorici e praticoni della privatizzazione) una bolletta pagata al pubblico è, in percentuale, anche roba tua, una bolletta pagata al privato è soltanto roba sua. Dei quattro elementi empedoclei già la terra è tutta lottizzata, recintata e posseduta, e il destino del fuoco (l’energia), già sequestrato dalle Sette Sorelle, oggi passa per l’Isba di Putin e dei suoi amiconi occidentali.
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Strasburgo, no al crocifisso in aula Il governo italiano presenta ricorso |
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Scritto da Repubblica.it
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 ROMA - La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni". E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo su istanza presentata da una cittadina italiana. Ma il governo italiano ha presentato ricorso e, in caso di accoglimento, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Altrimenti la sentenza diventerà definitiva fra tre mesi. Durissime le prime reazioni, soprattutto nel centrodestra tra i cattolici. La Cei e il Vaticano attaccano. Prudente Bersani. Risarcimento per la donna che ha denunciato. Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia e socia dell'Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti). L'Unione precisa di aver "promosso, sostenuto, curato tecnicamente l'iter giuridico, che era già passato da Tar del Veneto, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato". Soile Lautsi, infatti, nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. A nulla erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano debba pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.
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Scritto da Vincenzo Gallo
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 “L’uso che queste persone fanno del servizio pubblico, pagato con i soldi di tutti, è un uso criminoso”. Queste è l’arcinoto estratto del cosiddetto editto bulgaro mediante il quale, qualche anno fa, l’attuale presidente del consiglio Berlusconi si scagliò contro Santoro , Biagi e Luttazzi. Alle parole seguirono i fatti che per i tre sfortunati portarono all’allontanamento dalla Rai. Furono dichiarati colpevoli di aver fatto “un uso criminoso” dell’informazione sul servizio pubblico che, tradotto, equivale a dire che i tre raccontarono delle verità che evidentemente erano ritenute troppo scomode per Berlusconi . Passò il principio assurdo in base al quale una verità non può essere raccontata se riguarda Berlusconi e il suo partito e, di conseguenza, un giornalista che non rispetta tale principio commette un reato. Ovviamente l’assurdo principio fu accompagnato da una dura campagna mediatica, portata avanti dagli organi di informazione del Capo, volta a mostrare all’opinione pubblica l’orrendo delitto e i feroci criminali che lo commisero. Questo portò a una inevitabile spaccatura dell’opinione pubblica. Oggi, a distanza di anni, le cose non sono cambiate e lo dimostra il fatto che le stronzate assurde, del tipo “ in nessuna democrazia del mondo la tv di stato critica il governo” , vengono pronunciate con cadenza quasi quotidiana.
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Scritto da La Repubblica.it
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Cosa vuol dire libertà di stampa (R.Saviano) di Roberto Saviano, LA REPUBBLICA, 2.10.09 Molti si chiederanno come sia possibile che in Italia si manifesti per la libertà di stampa. Da noi non è compromessa come in Cina, a Cuba, in Birmania o in Iran. Ma oggi manifestare o alzare la propria voce in nome della libertà di stampa, vuol dire altro. Libertà di poter fare il proprio lavoro senza essere attaccati sul piano personale, senza un clima di minaccia. E persino senza che ogni opinione venga ridotta a semplice presa di parte, come fossimo in una guerra dove è impossibile ragionare oltre una logica di schieramento. Oggi, chiunque decida di prendere una posizione sa che potrà avere contro non un'opinione opposta, ma una campagna che mira al discredito totale di chi la esprime. E persino coloro che hanno firmato un appello per la libertà di informazione devono mettere in conto che già soltanto questo gesto potrebbe avere ripercussioni. Qualsiasi voce critica sa di potersi aspettare ritorsioni. Libertà di stampa significa libertà di non avere la vita distrutta, di non dover dare le dimissioni, di non veder da un giorno all'altro troncato un percorso professionale per un atto di parola, come è accaduto a Dino Boffo. Vorrei parlare apertamente con chi, riconoscendosi nel centrodestra, dirà: "Ma che volete? Che cosa vi mettete a sbraitare adesso, quando siete stati voi per primi ad aver trascinato lo scontro politico sul terreno delle faccende private erigendovi a giudici morali?
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Scritto da L'Espresso
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Una puntuale denuncia del business dell’eolico su L’espresso del 10 aprile 2008: Business al vento di Marco Lillo Sovvenzioni più alte d’Europa. Prezzo generoso dei certificati verdi. Così in Italia gli impianti eolici sono diventati un affare. Che attrae grandi aziende internazionali. Ma anche la criminalità La data in cui tutti hanno capito che le turbine non sono un giochino per ambientalisti, ma uno dei più grandi affari del secolo, è il 6 agosto del 2007. Quella mattina il ‘Wall Street Journal’ raccontava che il colosso britannico IP, International Power, aveva comprato al prezzo enorme di un miliardo e 830 milioni di euro una parte dei parchi eolici sviluppati nel Mezzogiorno dal principale operatore italiano: la Ivpc fondata da Oreste Vigorito. Per avere un ordine di grandezza, nella classifica dei dieci contratti più importanti del 2007, la cessione figurava al nono posto, mentre all’ottavo c’era lo stilista Valentino con una valutazione di 2,1 miliardi. Tutto il mondo conosce Valentino, pochi sanno chi è Vigorito. E invece questo avvocato di Ercolano in soli 15 anni ha costruito un impero in uno dei settori più importanti per il futuro del nostro Paese. La ragione per cui International Power e gli altri colossi europei scalpitano per afferrare il vento italiano è l’incredibile massa di incentivi che piove sulla Penisola. La legge impone alle società che inquinano di compensare i propri peccati comprando i cosiddetti certificati verdi dai produttori di energia pulita. Grazie al prezzo generoso dei certificati italiani e alla riduzione dei costi di produzione, l’utile lordo delle imprese è aumentato di otto volte in quattro anni. Ecco perché l’Italia viene descritta nei report delle banche d’affari come la nuova frontiera, l’isola del tesoro, il paese della cuccagna.
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Il Caso-Eolico,paesaggio,miliardi |
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Scritto da viadalvento.org
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Mario Pirani si è occupato di eolico in una serie di articoli apparsi sul quotidiano “La Repubblica” nei primi mesi del 2008. Ecco i testi: Il vento soffia miliardi a scapito del paesaggio La Repubblica 17/03/08 Le energie alternative sono entrate nella campagna elettorale. Il partito democratico ha proposto una serie di misure per incrementarne la produzione e l’uso al fine di arrivare ad avere il 20% di energia di origine eolica e solare. Importante è anche la richiesta di potenziare le infrastrutture di rigassificazione e l’impegno nel nucleare di quarta generazione come anche la volontà di essere presenti nelle partnership internazionali in questo settore. Sono idee che Veltroni non avrebbe potuto sostenere in questi termini se non si fosse liberato preventivamente dai ricatti verdi per affermare un «ambientalismo del fare». Il Pdl che in una prima stesura puntava solo sul ritorno al nucleare, ha, di conseguenza, operato una conversione e nell’ultima versione del programma ha richiamato la necessità di incentivare le fonti rinnovabili: solare, geotermico, eolico, biomasse, rifiuti urbani. Gli uni e gli altri tacciono sulla benzina verde, quella, cioè estratta, da alcol di origine agricola (in Usa, secondo le ultime previsioni dovrebbe arrivare presto al 10%). Nel valutare il tutto è bene tener presente che l’utilità delle fonti alternative trova tre motivazioni. La prima deriva dal mercato: quando il prezzo del barile raggiunge i 110 dollari con una prospettiva di permanenza a quei livelli, sia per l’aumentata domanda mondiale (Cina, India), sia per un livello di produzione inferiore al passato nei principali paesi del Medio Oriente dove le strutture estrattive sono rimaste quelle realizzate dalle Sette sorelle negli anni Sessanta, ebbene questo crea una situazione in cui diventa conveniente investire nelle fonti alternative. Così non era quando queste ultime avevano in partenza un costo molte volte superiore ai prezzi medi del greggio.
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REFERENDUM ELETTORALE ’09: ASTENIAMOCI!!!!! |
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Scritto da dANIELE
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Tra una settimana si terrà il Referendum elettorale per la modifica di alcune parti dell’attuale legge elettorale. Questo Referendum si sviluppa su tre quesiti:1 Premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera dei Deputati 2 Premio di maggioranza alla lista più votata al Senato 3 Abrogazione delle candidature multiple Il comitato che ha proposto il referendum si propone una semplificazione del sistema partitico-politico italiano attraverso l’introduzione degli elementi citati nei quesiti, i quali, come si evince dal testo referendario, di cui riportiamo alcune parti tratte del sito www.referendumelettorale.org, hanno i seguenti obiettivi: “Il 1° ed il 2° quesito si propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste. In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.”
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Scritto da ilsole24ore.com
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TIMES:"CADE LA MASCHERA DEL CLOWN" di Elysa Fazzino Cade la maschera del clown»: così il Times titola un duro editoriale che attacca il premier italiano Silvio Berlusconi, chiamandolo a «rispondere alle accuse di essere un donnaiolo e alle domande sulla condotta inappropriata». Il Noemi-gate è sempre sotto i riflettori dei media esteri e in qualche caso assume i toni della sfida. «Berlusconi non può tenere imbrigliata la stampa straniera», titola oggi un commento dell''Independent. L'attenzione sulla vicenda è alta sui siti inglesi, francesi, spagnoli e americani. «La qualità del governo non è una questione privata», scrive il Times nel sommario dell'editoriale pubblicato anche sul sito del quotidiano londinese. «L'aspetto più sgradevole del comportamento di Silvio Berlusconi – comincia l'articolo - non è che è un pagliaccio sciovinista. Né che corre dietro a donne di 50 anni più giovani di lui, abusando della sua posizione per offrire loro posti di lavoro come modelle, assistenti o perfino, assurdamente, come candidate al Parlamento europeo». «Ciò che è più scioccante è il completo disprezzo con cui egli tratta l'opinione pubblica italiana». «Il senile dongiovanni può trovare divertente, o forse anche ardito, agire da playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che molte donne troverebbero grottescamente inappropriati». |
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La funesta influenza del vecchio burlone (dal “Financial Times” del 26 maggio del 2009) |
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Il fascismo non è un probabile futuro per l’Italia. Vale la pena dirlo, perché cosí é stato previsto. Molti ritengono che la crisi finanziaria sommata a Silvio Berlusconi dia come risultato un ritorno al fascismo. Dopo tutto, era iniziato cosí. Ma questo è un risultato improbabile, attualmente. L’Italia dei primi anni ‘20, quando Benito Mussolini salí al potere, era in ginocchio per la rovinosa vittoria pirrica del 1918 sugli austriaci, per il degrado della classe politica e per la crescente minaccia del totalitarismo di sinistra. Berlusconi non è sicuramente Mussolini: ha squadre di showgirls, non di camicie nere.I veri pericoli si trovano altrove. Nel corso dei 15 anni della sua carriera politica - sempre come Presidente del Consiglio o come capo del partito di opposizione - ha avuto carta bianca per spostare il sentimento nazionale a destra. Non lo ha fatto tramite propaganda diretta, bensí concentrandosi costantemente su ostentazione, lustrini e ragazze e su una retorica esagerata, gestita dai mezzi di comunicazione, che considera comunista l’opposizione e vede se stesso come una vittima. Ora che gli vengono poste domande spinose - inizialmente, dalla moglie - sul suo rapporto con un’adolescente aspirante showgirl, se l’è presa con la fonte più ostinata di domande, il quotidiano di centro-sinistra La Repubblica, ha rilasciato una velata minaccia tramite un collega e ha cercato di far apparire illegittime le domande perché politicamente di parte.Ha mostrato una pari belligeranza nei confronti dei magistrati che lo avevano giudicato corruttore dell’avvocato britannico David Mills
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Scritto da Gazzetta del Sud
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Lavori sull'A3, incassavano i Mancuso Arrestati gli imprenditori Salvatore Mazzei, Antonino Chindamo e Giuseppe Prestanicola di Marialucia Conistabile Che le grandi opere e, nella fattispecie i lavori di ammodernamento dell'A3 Salerno-Reggio Calabria, avessero stuzzicato gli appetiti della 'ndrangheta era già emerso in altre operazioni della Dda. Col passare degli anni, però, la musica non sembrerebbe affatto cambiata; lo spartito delle cosche, infatti, non avrebbe subìto alcuna rilevante variazione e se il pizzo si chiedeva in passato, lo stesso si sarebbe nel tempo continuato a fare. E, tanto per gradire, la richiesta sarebbe stata completata anche dai "suggerimenti" sui nomi delle ditte a cui affidare i subappalti. Insomma sul fronte grandi opere e tangenti la holding 'ndrangheta non avrebbe mai allentato la presa, passando dalla richiesta della vecchia mazzetta al pagamento della nuova e più raffinata "tassa governativa". Una strategia di marketing frutto degli accordi stabiliti a monte tra le cosche sui cui territori di competenza ricadevano i lavori. Una sorta di «egemonia concordata», secondo i carabinieri del Ros, al fine di riuscire a confezionare il sacco all'affaire A3.
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